lache?

Nel 2001, dopo mesi di muta lettura di blog altrui e logorroiche dissertazioni sul senso dell’averne uno, vede la luce “Acidofolico (che può sempre servire)”, verde cornice per pensieri confusi, autoanalisi assortita e invettive sparse.
Tra un commento e una email prende vita una prima timida rete di contatti che si rivelerà decisiva. C’è un “prima” e un “dopo” da allora.
Partecipo alla famosa prima “festa blogger a casa de La Pizia” (cit. Luca) dove finalmente dò un volto a Wile, Littlelakes, LaPizia, Ezekiel, Vanessa&Co.

Nel 2003, sospetto a causa della particolare vicinanza ad uno degli autori, vengo inserita tra i protagonisti di Blogout;  l’illustrazione per la copertina è mia.

Acidofolico e la sottoscritta tirano avanti, in parallelo a storie di web agency fondate e cedute, altre che rinascono e poi muoiono, l’accettazione della dura realtà – fatta di mutui, rate e bollette – che mi costringe a seppellire velleità creative e ad andare a lavorare là dove equivalgo ad una aliena coi bigodini e le pattine. Poi aprile 2006. Taglio netto.

Un altro “prima” e un altro “dopo”, Acidofolico muore, ecco che dalle ceneri sorge “Fuffassortita” (si era agli sgoccioli con le polemiche sull’‘Orgoglio Fuffa’). A fasi alterne, con alcune scivolate nel patetico e picchi di veleno su tutti e nessuno, dopo 3 anni anche la fuffa-fase giunge al termine. La muta è completa, mi lascio alle spalle la ME2.0.
Il lavoro è più o meno sempre quello (stesso gruppo, stesso ambito, altre mansioni, responsabilità e incazzature), il privato è ri-vo-lu-zio-na-to. Io, in un campo o nell’altro devo sempre radere al suolo e ripartire, si vede.

E passiamo quindi a ladegri. Dura qualche anno (una decina, a dire il vero). Sperimento, mi butto nel vuoto, accetto sfide folli, mi becco da una collega il nick che ormai mi identifica (mi piace e me lo tengo) e raggruppo un manipolo di altri matti, convinti di poter cambiare “il mondo” (o almeno, il nostro).
Portiamo risultati, raccattiamo riconoscimenti accompagnati da maledizioni, veniamo arginati e messi in riga, ripartiamo, ci lanciamo di nuovo, voliamo alto, sempre più in alto, ci gasiamo, pensiamo per un momento di avercela fatta, di essere sulla strada giusta… e sbam!
Atterraggio disagevole, a dir poco. Per molti, se non per tutti (judas, sapete chi siete, inutile farvi il disegnino).

Ho nascosto ladegri, in fondo a uno scantinato buio e senza aria. Per tanto, per troppo. Ho cercato di essere quella che si rendeva utile, che si poteva accettare perché non avrebbe mai dato fastidio, innocua e silenziosa, che muta osserva e lascia andare “Tanto chi te lo fa fare? Lascia perdere, non ne vale la pena. Le cose non cambiano, non possono cambiare. Pensa a te e lascia correre”.
E infatti io lascio correre. E corro. IO.

Io corro. E vado avanti.
Se ce la fate a starmi dietro, buon per voi. Altrimenti… quella cosa che vedete, quella che vi dà tanto fastidio e vi annebbia la vista, è POLVERE.